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    L'Urlo di Munch: 10 cose che non sai sull'opera più angosciante del XX secolo  

    L'Urlo di Munch: 10 cose che non sai sull'opera più angosciante del XX secolo

    Si tratta di uno dei dipinti più famosi del secolo scorso, L'Urlo, o Skrik nella lingua madre dell'autore. Edvard Munch, artista espressionista celebre per le sue opere angoscianti e crude, è riuscito a racchiudere e anticipare le grandi paure del Novecento in questo quadro del 1893, oggi conservato alla Galleria Nazionale di Oslo. Oggetto di svariate interpretazioni, ben due furti, e infinite rielaborazioni nella cultura di massa contemporanea, L'Urlo è, insieme alla Gioconda di Leonardo, tra i più celebri dipinti nella storia dell'arte.

    Cosa si cela dietro il quadro più famoso di Munch? Ecco dieci curiosità su una delle opere pittoriche più influenti del XX secolo.

    1. La scena non si svolge su un ponte

    Contrariamente a quanto si può percepire ad un primo sguardo, l'ambientazione del quadro non è quella di un ponte. Si tratta, invece, di una passeggiata sulla collina di Ekeberg, alle porte di Oslo, raggiungibile solo attraverso sentieri irti e serpeggianti, proprio come l'inquietante figura al centro della scena. Ekeberg, anche grazie a L'Urlo, è oggi una notissima meta turistica.

    2. Munch concepì l'opera durante una passeggiata

    Fu proprio durante una camminata in collina che Munch concepì L'Urlo.

    I toni sanguigni nella parte superiore del dipinto, che rappresentano un tramonto, si ispirano alla visione avuta passeggiando lungo il fiordo. La natura matrigna, non consolatoria, bensì quasi espressione fisica del disagio umano, si trasforma essa stessa in un grido di dolore.

    L'artista lasciò nota di tale esperienza in uno scritto del 1895:

    Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura. E sentivo che un grande ulro infinito pervadeva la natura.


    3. Non solo un quadro

    L'esperienza rivelatrice e terribile avuta da Munch su quella collina fu talmente intensa da ispirare all'artista non solo L'Urlo, ma anche alcune poesie. In una di queste, similmente a quanto descritto nel frammento del 1895 citato nel paragrafo precedente, Edvard scrive:

    Una sera camminavo
    lungo un viottolo in collina
    nei pressi di Kristiania
    con due compagni. Era
    il periodo in cui la vita
    aveva ridotto a brandelli
    la mia anima.
    Il sole calava, si era
    immerso fiammeggiando
    sotto l'orizzonte.
    Sembrava
    una spada infuocata
    di sangue che tagliasse
    la volta celeste.
    Il cielo era di
    sangue sezionato
    in strisce di fuoco,
    le pareti rocciose infondevano
    un blu profondo
    al fiordo scolorandolo
    in azzurro freddo, giallo e
    rosso.
    Esplodeva
    il rosso sanguinante lungo
    il sentiero e il corrimano,
    mentre i miei amici assumevano
    un pallore luminescente.
    Ho avvertito
    un grande urlo,
    ho udito,
    realmente, un grande
    urlo, i colori della
    natura mandavano in pezzi
    le sue linee,
    le linee e i colori
    risuonavano vibrando,
    queste oscillazioni della vita
    non solo costringevano
    i miei occhi a oscillare,
    ma imprimevano altrettante
    oscillazioni alle orecchie,
    perché io realmente ho udito
    quell'urlo – e poi ho dipinto
    il quadro.

    4. La falsità dei rapporti umani

    Edvard Munch decide di rappresentare i due amici che lo accompagnarono durante la passeggiata ispiratrice. Li ritrae, tuttavia, molto distanti dal soggetto principale, di spalle rispetto all'osservatore e quasi intenti ad uscire dal quadro. Sembrano del tutto sordi all'angoscia del protagonista e in questo modo simboleggiano, secondo alcune interpretazioni, la falsità insita nei rapporti umani e la solitudine in ognuno di noi.

    5. Un'angoscia universale

    Il soggetto rappresentato da Munch, dalla forma serpeggiante come il corso d'acqua alle sue spalle e le onde rosse del tramonto, come non avesse colonna vertebrale, è privo di elementi di personificazione. Pare quasi un fantasma o un essere scheletrico e morente, il cui unico elemento caratterizzante è la bocca spalancata in quell'urlo violento. Secondo alcune interpretazioni, spogliando il soggetto di qualsiasi connotazione particolare, Munch vuole rappresentare l'universalità dell'angoscia, del dolore e della paura.

    6. Le ispirazioni filosofiche

    L'Urlo di Munch non è una semplice raffigurazione di un momento di angoscia dell'artista. È un'opera influenzata, piuttosto, da diverse ispirazioni di carattere filosofico.
    Evidente è l'influenza di Kirkegaard e del suo pessimismo, ma il quadro presenta elementi riconducibili anche a Schopenhauer e al nichilismo di Nietzsche.

    7. Una lunga gestazione

    Pochi sanno che esistono diverse versioni de L'Urlo e che un'opera precedente, Disperazione (1891), presenta molte similitudini con quello che diverrà il dipinto più popolare del pittore norvegese.
    In questo dipinto del 1891, infatti, si ritrovano due figure distanti, intente a parlare e camminare in direzione opposta al soggetto centrale, angosciato e riflessivo mentre osserva il paesaggio sottostante. Si possono notare anche le onde rosse del tramonto sullo sfondo, che ricordano molto chiaramente il richiamo al sangue presente ne L'Urlo.
    Una prima versione del dipinto, preceduta da uno schizzo non datato e raffigurante unicamente il volto/non-volto dell'inquietante soggetto centrale, fu realizzata nel 1893, l'anno della versione considerata definitiva. Altre due versioni vennero realizzate nel 1895 e nel 1910. Munch voleva includere l'opera in un ciclo chiamato Fregio della vita, rimasto tuttavia incompiuto.

    8. I furti

    L'Urlo di Munch, o meglio la versione più famosa datata 1893 e conservata alla Galleria Nazionale di Oslo, è stato trafugato per ben due volte.
    Il primo furto avvenne nel 1994, durante l'inaugurazione delle Olimpiadi Invernali di Lillehammer, e suscitò diverse polemiche sull'efficacia dei sistemi di sicurezza di uno dei musei più importanti in Norvegia. La rivendicazione del furto avvenne ad opera di un gruppo di antiabortisti, allo scopo di ottenere la trasmissione nella televisione nazionale del documentario dal titolo L'Urlo silenzioso.
    Il secondo furto avvenne dieci anni dopo, nel 2004, e in quell'occasione fu trafugata anche l'opera La Madonna.
    Le opere furono rinvenute nel 2006 ed esposte di nuovo al pubblico due anni dopo, in seguito a degli interventi restaurativi per riparare i danni causati dai ladri.

    9. L'eruzione del Krakatoa

    Secondo alcune interpretazioni, non del tutto accreditate, l'arista fu influenzato da un fatto realmente accaduto nel 1883: l'eruzione del vulcano Krakatoa. In effetti questo disastroso avvenimento ha influenzato la cultura di massa in diversi modi e non è da escludere che anche l'artista norvegese fosse rimasto colpito dalla maestosità distruttiva del vulcano indonesiano. Il gap temporale tra l'avvenimento e la realizzazione del quadro, tuttavia, non rendono del tutto plausibile questa interpretazione.

    10. Una grande novità

    L'opera più famosa di Munch si caratterizza per il proprio carattere innovativo, sia dal punto di vista tecnico che concettuale.

    Raramente, prima della realizzazione de L'Urlo, si erano viste opere che giocassero così sfacciatamente con la geometria. Il contrasto tra la figura serpeggiante, il corso d'acqua alle sue spalle, le lingue di fuoco sopra di sé, e la compostezza del parapetto, delle due figure che si allontanano, costituiva sicuramente un elemento di novità nelle tendenze pittoriche dell'epoca.
    Dal punto di vista concettuale, per la prima volta, il dolore rappresentato non è causato da un altro elemento chiaro e percepibile (come avveniva ad esempio nell'arte sacra che rappresentava la Crocefissione di Cristo), bensì dal nulla, dal vuoto interiore personalmente sentito dall'artista.

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